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CRINOS e la XI giornata del Contemporaneo

L’artista Pellegrino Capobianco (in arte Crinos) aderisce alla XI edizione della Giornata del Contemporaneo che si terrà sabato 10 ottobre 2015, iniziativa promossa da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) con lo scopo di portare ogni anno l’arte del nostro tempo al grande pubblico.

L’artista, dal 5 al 10 ottobre, incontra il mondo coloratissimo della pasta di zucchero con un’esposizione in “vetrina” dal titolo CRINOS FOOD ART. Un’istallazione fatta di dipinti e torte, infatti, è stata creata lo scorso sabato 3 ottobre sotto gli occhi dei passanti e dei clienti de “Le Golosità di Meme“ in Via Brigata – Avellino. Cibo, dolci, sapori e odori zuccherosi si mescolano ai colori acrilici e ad olio delle pennellate sfumate dell’artista, nella creazione di un’opera d’arte non solo da guardare.

L’artista, inoltre, partecipa al meeting CROWD-POETRY-DAY in sostegno del Premio di poesia edita “Civetta di Minerva-Antonio Guerriero” che si terrà presso il Complesso Castellare di Summonte, il giorno 10 a partire dalle 16:30. In questa occasione esporrà il ciclo inedito di opere dal titolo ‘O Maronna Mia! (ovvero La Madonna del lupo): un gruppo di opere inedite dedicate all’animale totemico della provincia irpina.

AMACI ha scelto sabato 10 ottobre 2015 per l’Undicesima Giornata del Contemporaneo, la grande manifestazione organizzata ogni anno per portare l’arte del nostro tempo al grande pubblico.

Anche per questa edizione la Giornata del Contemporaneo apre gratuitamente le porte dei 26 musei AMACI e di un migliaio di realtà in tutta Italia per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze. Un programma multiforme che di anno in anno ha saputo regalare al grande pubblico un’occasione per vivere da vicino il complesso e vivace mondo dell’arte contemporanea, portando la manifestazione organizzata da AMACI a essere considerata l’appuntamento annuale che ufficialmente inaugura la stagione dell’arte in Italia.

CRINOS FOOD ART

Dal 5 al 10 ottobre l’arte di Pellegrino Capobianco (in arte Crinos) incontra il mondo coloratissimo della pasta di zucchero. Un’istallazione fatta di dipinti e torte si creerà sotto gli occhi dei passanti e dei clienti de “Le Golosità di Meme“.

Cibo, dolci, sapori e odori zuccherosi si mescoleranno ai colori acrilici e ad olio delle pennellate sfumate dell’artista, nella creazione di un’opera d’arte non solo da guardare …

Rocca Farnese

La mattina del 16 dicembre 2008 il muraglione di sostegno del giardino pensile della Rocca Farnese di Ischia di Castro, a seguito di forti piogge, cede e blocca la via d’accesso al paese vecchio. Il drammatico crollo induce il nuovo proprietario, Stefano Aluffi Pentini, a soli pochi mesi dall’acquisto, a dare il via a costosi e complessi lavori di restauro.

La Rocca, secondo fonti antiche, risulta la prima e più vetusta dimora dei Farnese. Costruita nei pressi di un ancor più antico castrum degli Aldobrandeschi, è scenario di sanguinarie vicende nel 1395 che vede sopravvivere solo Ranuccio il Vecchio, nonno di papa Paolo III. La fortezza che si sviluppava intorno a tre torri, ampliata nel XV secolo, è completamente trasformata nel XVI secolo dal progetto di Antonio da Sangallo il Giovane che le conferisce l’aspetto di un Palazzo rinascimentale.

L’architetto, a partire dal 1537, è impegnato anche nella costruzione della città di Castro, capitale del nuovo ducato costituito da Paolo III al confine tra la Toscana e lo Stato della Chiesa e affidato al figlio Pier Luigi. Distratto perciò dai nuovi impegni, Sangallo rallenta e lascia incompiuto il Palazzo di Ischia che alla fine del ducato di Castro, 1649, passa alla Camera Apostolica, alla fine del Settecento ai Capranica e  dai primi del Novecento è proprietà della famiglia Piermantini.

La Rocca al momento dell’acquisto, se pur integra nel suo aspetto, versava in un totale stato di abbandono. Stefano Aluffi Pentinicoadiuvato dall’architetto Gianmarco de Felice, decide e s’impegna a riportare allo splendore il Palazzo, così che gli abitanti di Ischia di Castro possano nuovamente godere della bellezza dell’edificio più significativo della loro terra.

di Pellegrino Capobianco per www.adsi.it

Storia di una villa palladiana

Nel veneto un grandioso sistema territoriale si è andato a costituire nel tempo, composto da numerose ville, che riuniscono i caratteri di residenza signorile e insieme di centro agrario. Esse hanno trovato la loro più alta definizione architettonica con Andrea di Pietro dalla Gondola, detto il Palladio, il quale raggiunge, a partire dalla metà del XVI secolo, una piena consapevolezza urbanistica, nell’integrare, con maestria, le ville al contesto circostante.

A pochi chilometri da Vicenza si trova il complesso della Villa Piovene da Schio, contornata da un ampio giardino con grandi viali di piante e ampi spazi verdi.

Il complesso è stato costruito nella seconda metà del ’600 dalla Famiglia Piovene, su progetto, d’ispirazione palladiana, dall’architetto e ingegnere Antonio Pizzocaro, ingrandita in seguito, nel sec. XVIII, con l’aggiunta del portico verso il parco settecentesco, per un bell’esempio di giardino all’italiana.

La villa è stata ereditata poi dalla famiglia da Porto e in ultimo dalla famiglia da Schio, l’attuale proprietaria, che ha deciso per un duplice motivo, uno di carattere affettivo e l’altro di carattere economico-imprenditoriale, di restaurare l’intero complesso.

Il restauro, come sostiene l’architetto Giacomo di Thiene, ha lo scopo di restituire piena funzionalità all’intero complesso ed ha interessato, pertanto, sia gli interni sia gli esterni dell’edificio: tetti, pavimenti, stucchi, decori ed inferriate.

La villa veneta va vissuta non solo come residenza, ma come polo di attività – sostiene l’attuale proprietario Giovanni da Schio – il cui scopo è conservarla e tramandarla, con amore, alle prossime generazioni, ma con la visone moderna di renderla fruibile al pubblico, aprendo così le porte ai visitatori.

Pellegrino Capobianco

Sc’Arti in mostra

Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!

Non è una lezione di fisica classica, ma il principio che ha ispirato i circa 70 artisti partecipanti alla II edizione di “sc’Arti in mostra”, manifestazione organizzata dalla Provincia di Avellino per promuovere la cultura del riciclo, del riuso dei rifiuti attraverso l’arte.

L’inaugurazione si tiene martedì 21 aprile, alla ore 10:00, presso il Museo Irpino / Complesso Monumentale Ex Carcere Borbonico di Avellino. La mostra è visitabile fino al 16 maggio 2015, secondo gli orari della struttura ospitante.

Due categorie di concorrenti (Artisti e Scuole), suddivisi in due sezioni distinte (Arte/Scultura e Design), animano l’esposizione con creazioni fuori dall’ordinario e ci ricordano che, forse, nei nostri bidoni di spazzatura … si cela un’opera d’arte!