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I sacchi di… nocciole

La raccolta delle nocciole è un evento, un rito, una realtà economica della tradizione contadina avellinese a cui ho assistito e partecipato per molti anni. Nella mia memoria sono ancora vivide le immagini, gli odori e i suoni che accompagnavano questo momento della vita contadina irpina:

lunghe distese di nocciole lasciate ad asciugare nell’aia di campagna, la selezione a mano di quelle migliori, l’accumulo di quelle rovinate o bucate in un angolo per poi destinarle ai cumuli di foglie e sterpaglia secca da accendere; i sacchi di iuta conservati nei depositi, il loro odore acre, la superficie ruvida, il loro colore scuro e la loro spessa trama in grado di contenere l’elevato peso delle nocciole essiccate.

Le nocciole, i sacchi consunti e l’iconografia di Burri sono, dunque, gli elementi che ho cercato di unire in queste opere, indagando a fondo nuove soluzioni grafiche e materiche, in grado di parlare di me e della mia terra attraverso un linguaggio artistico tutto nuovo in un ciclo di opere dal titolo “I sacchi di… nocciole“.

ARTU’ LO SFORTUNELLO

Realizzazione della copertina e delle illustrazioni per il racconto per l’infanzia “Artù lo sfortunello” di Margherita Capobianco, edito da Tabula Fati.

Il racconto “Artù lo sfortunello” nasce in occasione della prima edizione del Festival nazionale di scritture per ragazzi “Astolfo sulla Luna” di Manocalzati (AV), con il quale l’autrice è stata premiata come una delle vincitrici. La storia del gattino Artù ha già incantato i piccoli giurati del concorso e spinta dai loro apprezzamenti, l’autrice, dopo numerose peripezie editoriali, è riuscita, grazie all’appoggio dell’editore Marco Solfanelli, a dare una nuova linfa vitale e veste grafica al suddetto racconto

Artù, gatto dalle nove sfortunate vite, è accudito sin dalla nascita dal piccolo Filippo, nipote di Carlo e Lidia, zii anche di Letizia a cui affideranno, però, il gattino una volta cresciuto. Letizia è una bimba dispettosa e bugiarda, non sarà molto amorevole con Artù, sottoponendolo a numerose angherie. Tuttavia, la tenacia e il buon cuore di Filippo avranno la meglio e garantiranno al gatto una sorte migliore di quella prospettata. Dopo molte peripezie e colpi di scena, la fortuna toccherà solo chi è nel giusto, anche se tutti – proprio tutti – vivranno infine felici e contenti!

 

 

“Artù a spasso nei vicoli”, illustrazione digitale.

 

Tra sogno e realtà – Recensione Mostra a cura di Martina Borghi

Camminando per le strade del centro storico di Avellino, mi sono imbattuta, piacevolmente ed inaspettatamente, lo scorso fine settimana, in un’interessante esposizione di quadri presso la chiesa di Sant’Anna ad Avellino. La mostra, dal titolo “Tra sogno e realtà”, è stata organizzata nell’ambito della rassegna “Maggio nei Monumenti”, pregevole iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Avellino, in collaborazione con la Diocesi di Avellino e l’Ufficio Beni Culturali e Edilizia di Culto, che combina sapientemente la promozione dei versatili artisti locali con la riscoperta dei monumenti e del territorio da parte degli abitanti della città e non solo.

L’artista che ho avuto il piacere di ammirare è l’avellinese Pellegrino Capobianco, in arte Crinos, nome assai ben conosciuto tra la comunità artistica locale e ben riconoscibile per il suo stile decisamente avanguardista e poliedrico. Dando una prima occhiata alle opere scelte dall’artista per la mostra, ciò che mi ha maggiormente colpito è la varietà, la complessità e la profondità tematica dei soggetti scelti e l’ardire dell’artista nel coniugarli assieme. Si passa, infatti, da un soggetto familiare come in “La nonna lavora di… fantasia”, a tematiche strettamente religiose come nelle opere “Apocalisse” ed “Alla fine arriva San Giorgio”. Non mancano, poi, riferimenti mitologici in “Sirene”, mentre una buona parte delle opere esposte è caratterizzata da uno stile decisamente neo-surrealista che dialoga in maniera innovativa con la cornice settecentesca della chiesa di Sant’Anna che ha ospitato l’iniziativa.

Da un punto di vista stilistico, i quadri di Crinos si animano di atmosfere oniriche e fantastiche dove si alternano scenari boschivi, città misteriose e paesaggi asettici, quasi alieni, in cui si pone l’accento su una geologia arida ed enigmatica. La pennellata dell’artista è sinuosa, poetica, raramente, infatti, si ritrovano nei suoi quadri linee nervose, spezzate o di stampo informale. Vi è, invece, un’attenzione, seppur innovativa, per la plasticità delle forme e per una resa anatomica delle figure. La formazione dell’artista, laureato in Archeologia e con un Master sul mercato dell’Arte Contemporanea, trapela dalle sue tele. Oltre ai già citati riferimenti ai soggetti religiosi e all’iconografia di miti antichi, si evidenzia in Crinos una profonda comprensione delle Avanguardie storiche di primo ‘900. Il surrealismo è presente per l’utilizzo di atmosfere oniriche e di personaggi assurdi, quasi usciti dall’inconscio umano, mentre la conoscenza del Futurismo è evidente nella composizione e nella strutturazione di alcune tele. “Costruzione e distruzione” ricorda, nella pennellata e nelle figure dipinte, la scomposizione tipica della ricerca futurista, dove si cerca di unire assieme tridimensionalità e movimento. “La nonna lavora di…fantasia” rievoca, invece, il ben noto ciclo di dipinti che l’artista Umberto Boccioni dedica all’anziana madre.

Concludendo, l’artista Crinos, è una figura ecclettica, vitale e innovativa che ben figura nel panorama artistico irpino e di cui, sono sicura, sentiremo ancora molto parlare.

 

Martina Borghi
 (Storia e critica d’arte)